Ahi serva Italia, di dolore ostello!

La politica della palla avvelenata è il nuovo (neanche troppo) trend italiano.

Di Serena Retico

A sinistra: Follini, Marini, Bettini.
A destra: Berlusconi, Maroni, Ramponi.
<<Casini, non è meglio stare cogli “ini” che stare cogli “oni”?>>
Così apre la copertina di Ballarò di qualche tempo fa un brillante Crozza, rivolgendosi al leader dell’UDC.
Al centro della prima parte del programma di Floris e del precedente TG 10 minuti, il rifinanziamento della missione in Afghanistan.
Il decreto passa finalmente anche al Senato dopo lunghe, tediose polemiche tra governo e opposizione. Ma soprattutto dopo la spaccatura che si è aperta nel centro-destra in seguito alla decisione di Casini di votare coerentemente a favore del rifinanziamento.
Così l’ex Presidente della Camera assurge a nuovo asso di picche nell’ottica destrosa: un traditore che scende a patti col nemico e che invece di mandare a casa il governo Prodi, si permette addirittura di onorare il patto con i suoi elettori, che, votandolo, hanno approvato automaticamente anche la sua linea in politica estera.
Ma non c’è da meravigliarsi: qui in Italia (a prescindere dall’orientamento, sia ben chiaro), non si fa politica sulla base di valori o ideali, si gioca semplicemente a palla avvelenata e il bersaglio è il governo di turno.
Uno dei pochi che al momento merita la fiducia degli italiani, se non altro per il fair play, è proprio Casini, il quale ha chiaramente detto che il populismo di certi telepredicatori non porta da nessuna parte. E ha perfettamente ragione.
In Inghilterra qualche tempo fa il governo Blair avrebbe potuto essere facilmente destituito se solo l’opposizione avesse voluto. Ma non lo ha fatto, e questo perché in Inghilterra, a differenza dell’Italia, la parola “politica” ancora non ha perso di significato.
E in Italia c’è ancora gente come Gasparri che rinfaccia al Governo di aver ceduto ai terroristi. È proprio vero che la memoria ha le gambe corte…
Sarò pure una nostalgica tradizionalista, ma a volte mi chiedo che fine abbiano fatto i Cavour, i Mazzini e i Garibaldi di un tempo, adesso che abbiamo solo leader demagoghi, direttori leccapiedi e un popolo che non sa nemmeno cosa sia l’amor di patria.
Un fatto quantomeno curioso è che personaggi dalla moralità integerrima, i quali potrebbero dare al nostro Paese una parvenza di serietà, vengano relegati a ruoli marginali. Si prenda ad esempio il Presidente della Repubblica: Ciampi lo chiamavano il “nonno d’Italia”! Questo è indicativo della considerazione di cui gode tale figura istituzionale agli occhi degli Italiani. E come dar loro torto del resto? Sembra che l’unica facoltà riservata al Capo dello Stato sia quella di pronunciare il discorso di inizio anno e di lanciare appelli sistematicamente inascoltati! Certo, gli rimane pur sempre il potere di scioglimento delle Camere, o quello di stipulare trattati. Ma quanto alla politica, quella di tutti i giorni, non ha voce in capitolo. Forse non sarebbe poi tanto sciocco imitare il modello semi-presidenziale francese: se non altro il potere del Governo sarebbe bilanciato – e stavolta in modo efficace – da quello del Presidente. Ma forse in questo caso non avremmo più dei Ciampi o dei Napolitano, ma degli ennesimi parvenu.

 

 

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