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EUTANASIA
RISPETTARE LA PERSONA
di
Domenica Barone
“L eutanasia volontaria è
semplicemente un diritto umano.Un diritto umano della
prima generazione dei diritti umani,un diritto di
libertà.Un diritto che s iscrive nel contesto di una
società secolarizzata e pluralistica,nella quale le
diverse opinioni personali sono rispettate.” Sono queste
le parole di Salvador Paniker,filosofo,ingegnere
e,soprattutto,presidente dell Associazione spagnola per
il diritto a morire con dignità.Termine d origine
greca,eutanasia significa buon morte,che poi è la morte
che compete all uomo che ha condotto la sua vita senza
prevaricazioni e senza eccessi attenendosi a quella che
i greci definivano come giusta misura.Oggi la parola
significa morte anticipata rispetto alle residue risorse
dell organismo.O in altre parole:la tecnica ha creato un
tempo intermedio tra vita e morte ove la vita
organica si protrae in conflitto con la capacità di
sopportazione del paziente,che in questo caso chiede di
essere aiutato a morire(con la possibile distinzione
intercorrente tra suicidio assistito e eutanasia
propriamente detta,ma il cui fine è similare:porre
termine alle sofferenze del malato).Ma occorre
interrogarsi circa la possibilità che uno Stato possa
riconoscere questa prerogativa all individuo.Uno Stato
laico,ricordiamo,che non si identifica in alcun credo
religioso e che fautori,vedi Giovanni Gentile e
Rocco,di uno Stato tutt altro che laico avevano definito
agnostico.Una entità,quella statuale,che si emancipa da
qualsiasi visione religiosa e che coerentemente con
questa impostazione relega la religione al privato al di
fuori della sfera pubblicistica.E’quindi evidente come
nessun precetto religioso possa pretendere di dettar
legge.E’ quindi pleonastico affermare come nel dibattito
pubblico in uno Stato laico non possa essere addotta a
giustificazione della condanna dell eutanasia l idea di
una vita che non appartiene all uomo in quanto tale ma a
Dio(si tratta di una credenza individuale e non
universale).Certo si nutre il massimo rispetto per
chiunque rifiuti l eutanasia nel nome delle sue credenze
religiose;ciò che è intollerabile è che si voglia
imporre questa determinata ideologia al corpo sociale
nel suo insieme(d altronde la nostra è una società
pluralistica e come tale va rispettata).Ma al di là di
reazionarie pretese da Oltretevere,molti affermano l
insostenibilità dell eutanasia in quanto omicidio(E’
spesso la voce di uomini di Chiesa o Stato eredi di
coloro che per secoli hanno soffocato la libertà
individuale in nome di qualche alibi collettivo).Ma l
atto d amore e lo stupro sono la stessa cosa?Può essere
che biologicamente abbiano tratti in comune,ma nessuno
negherà che la differenza sia assoluta.Nell omicidio chi
muore lo fa contro la propria volontà;nell eutanasia,chi
è aiutato a morire riceve l aiuto come un atto d amore.
Il diritto a scegliere della propria
vita e quindi della propria morte attende un
riconoscimento soprattutto da quanti,animati da un rozzo
materialismo,confondono la “vita” con il semplice
prolungamento biologico dell organismo.Occorre
rispettare l autonomia del soggetto sempre e
comunque,sino al crepuscolo.E questa autonomia è
concretamente tutelata solo qualora è garantita all
individuo la possibilità di scegliere come e quando
morire vista perduta la propria dignità.
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