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CHAGALL, uomo poeta-pittore bambino
Di Karam Adel Ali
Dopo un autunno in mostra a
Strasburgo, l'acclamato e attesissimo Chagall ritorna
nella capitale, per la primavera romana, attraverso le
scelte espositive del Vittoriano. Non un caso che
l'esibizione sia stata fieramente programmata fino al
Luglio, saggia scelta, visto l'intasamento del Venerdì
d'inaugurazione, il 9 Marzo. Immediatamente, nella sala
principale si è proiettati tra blu, verde, giallo, rosa
e rosso: tipici colori delle chagalliane figure giocose,
imprecisate, frutto di uno slancio nell'immaginario, a
metà tra campagna ed idillio, che rendono questo pittore
l'esperienza artistica più singolare del XX secolo.
Chagall non è catalogato,in quanto non catalogabile, in
nessuna delle correnti d'avanguardia, da lui considerate
troppo realiste; non aderisce a impressionismo, cubismo
(pur se indirettamente ne subisce influenze) o
surrealismo, ricevendone, contemporanemante,
riconoscimento-di lui Bréton avrebbe presto colto e
apprezzato il valore 'assolutamente magico'-e critiche
severe, da tutto quel mondo di giudici incapaci di
captare la libertà e la personalità celate dietro i
corpi attorcigliati, capovolti a testa in giù o in volo
sopra tetti, nudi, sempre innocenti, spensieratamente a
passeggio tra cielo,lampioni con gambe, improbabili
mazzi di fiori e note di violinisti da fiaba, a lui
tanto cari. Solo sprazzi dell'illogico -questa la
dimensione per eccellenza- non raggiungibile nè con
luci, nè con ombre, coni o cubi. Si potrebbe anche
tentare di individuare un ordine di disposizione dei
dipinti della mostra, che porti gradualmente dal
'microcosmo' degli autoritratti ("Autoritratto davanti
alla casa"), delle scene di vita familiare interne alle
mura di casa-la madre sul divano, la madre davanti al
forno, i ritratti della sorella, "La Nascita" o
"Fragole"- al 'macrocosmo' delle vedute di Vitebsk
(città natale) o degli amanti sognanti (nelle versioni
in blu e in rosa)-con le raffigurazioni della realtà
rurale dove Chagall cresce, sviluppa e concepisce le
tensioni da pittore, e a cui rimarrà sempre affezionato
e mai rinuncerà nei suoi olii, anche nel culmine della
sua attività artistica tra Parigi e gli Stati Uniti. Non
vi è dimostrazione più chiara di ciò degli innamorati
raffigurati nelle varie versioni, sempre e comunque a
dimensione unica, tinta unita, distesi sul nulla, ma
sempre con lo sfondo del villaggio e lo sguardo colorato
di galli e buoi (chiari rimandi all'infanzia): l'amore è
unione di fanciullini ammorbiditi da linee sinuose e
femminee, sposi, ma ancora 'acerbi', disegnati da
pennellate grasse, talvolta avide di colore, più spesso
delicatamente amalgamate all'acqua. Ma sta di fatto che
tutto, dei suoi lavori, è proiezione di un 'microcosmo'
più che personale.
Per lui, ebreo, costretto alla fuga, non esiste
prospettiva o direzione, solo giochi di fusione tra temi
e colori, anche se non sempre ben definiti; seppur
portavoce di un popolo perseguitato, errante con un
fagotto sulle spalle, e interprete di un Cristo senza
ferite, simbolo di una nazione martire (capovolgendo le
tradizionali rappresentazioni bibliche), l'odore di
morte che si riversa in quel secolo sulla sua etnia
sembra non portarlo mai fuori dal suo universo privato,
cerebrale, sognante, irrazionale; da "La Passeggiata" a
"Il guanto nero", "Buongiorno Parigi", la "Composizione
con Cerchi e Capra", "La coppia sopra St.Paul", "La
Bastiglia", al conclusivo "Il trionfo della Musica",
delirio infuocato di suoni e festa del sole. Non molti,
tutto sommato, i quadri ospitati, provenienti, per lo
più, da collezioni private, di Mosca, S.Pietroburgo e
Parigi, deludendo, ahimè, le aspettative di trovare
esposte le opere della collezione permanente dello
Stedelijk Museum di Amsterdam, ormai chiuso dal 2005 per
ristrutturazione, con riapertura prevista per il 2008;
basta, tuttavia, quanto troverete, per sognare.
Chagall, uomo poeta-pittore bambino.
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